Sito denuclearizzato

martedì, 27 gennaio 2009

dell'eroico furore

DellEroicoFurore

DELL’EROICO FURORE (Fucine Letterarie)

Torna il Corso di Scrittura Creativa e Consulenza Filosofica tenuto da Michelangelo Zizzi.
Giovedì 29 gennaio alle ore 18.30 presso "La Movida" (Via Maremonti 9, presso p.tta S. Chiara, Lecce) verrà introdotto il corso di scrittura creativa e consulenza filosofica DELL'EROICO FURORE a cura di Michelangelo Zizzi. 
A seguire la presentazione del libro "Il Sesto" di Stefano Delacroix, pubblicato con la collana INCIPIO, diretta da Michelangelo Zizzi per Lupo Editore.
Il corso di scrittura creativa e il libro di Delacroix sono stati presentati a Copertino da Alessandro Haber, famoso attore di cinema e di teatro.

Il corso si articola in 11 incontri full-immersion della durata di 3 ore ciascuno, con cadenza settimanale.

Ecco il programma completo:

1 Cos'è un testo letterario. Cosa significa leggere. Il problema della lettura come problema ermeneutico.
2 Differenza tra poesia e prosa: tempo della prosa e della poesia, oggettività, soggettività ed intersoggettività.
3 Poesia: cenni di storia della poesia del Novecento.
4 Poesia: suono, ritmo, figura, immaginazione, polisemia.
5 Poesia: il silenzio, l'anamnesi, l'inventare, il produrre, il creare.
6 Poesia: creatività e psicodinamica. Tecniche di liberazione dell'immaginario creativo. (Laboratorio di Scrittura)
7 Narrativa: cenni di storia del romanzo del Novecento. (Laboratorio di Scrittura)
8 Narrativa: intreccio, fabula, tempo del racconto e tempo del raccontare. (Laboratorio di Scrittura)
9 Narrativa: senso e polisemia della narrazione. (Laboratorio di Scrittura)
10 Narrativa: il flusso di coscienza, la coscienza ricognitiva. Tecniche dell'abbandono. (Laboratorio di Scrittura)
11 Risultati, confronti e rapporti con editoria e pubblico.

Per ulteriori informazioni visitare il link

http://michelangelozizzi.myblog.it/blog-life/

oppure mandare e-mail agli indirizzi elogiodelleccedenza@libero.it / saradeg06@libero.it
o telefonare ai numeri 328-3292451 / 388-1419681
martedì, 16 dicembre 2008

Capitalismo 3.0


greengrass
Maurizio Crozza ripete spesso questa battuta. Ha nel carnet delle sue imitazioni più riuscite il professor Antonino Zichichi, il quale ha declinato un recente invito a Crozza Italia fornendo l’assist al comico genovese per calare il tormentone: “Non c’è bisogno che io venga, fai più divulgazione di me quando dici che la Terra ruota intorno al sole perché non trova parcheggio”.

Sarà per questo motivo che in tv tutti gli aspetti della nostra vita sono trattati con maggiore incisività dai comici piuttosto che dai programmi appositamente preposti. E dev’essere per questo motivo che nessuno spiega per bene agli italiani le origini della nuova crisi economica mondiale. Oltre al fatto che i debiti delle banche li pagheranno loro, i contribuenti, dunque è meglio non parlarne troppo. Così, mentre nei vespai serali ci si preoccupava dei sogni erotici di Roberto Gervaso, sul satellite per Rai educational andava in onda Economix, il programma di Myrta Merlino che tratta tematiche economiche e sociali, sviscerandole con ospiti qualificati e con le domande degli universitari. (continua qui)

paesenuovo
martedì, 28 ottobre 2008

L'astenia delle passioni/1

siccitaScriveremo:"Noi mangiamo molte noci", e non: "Amiamo le noci", perché il verbo amare non è un verbo sicuro, manca di precisione e di obiettività. "Amare le noci" e "amare nostra Madre", non può voler dire la stessa cosa. La prima formula designa un gusto gradevole in bocca, e la seconda un sentimento.
Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe; è meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di se stessi, vale a dire alla descrizione fedele dei fatti.


Agota Kristof "Trilogia della città di K."- Einaudi

Sull'epico "I Miserabili" di Giuseppe Genna, una bella intervista ad AK che risale al 2005: "Agota Kristof non scrive più",comincia,"Ed è difficile capire se questo la faccia soffrire, se le sia indifferente, oppure se le procuri un antico senso di colpa".
Già perché leggere questo libro è come conoscere nel suo intimo un'artista, che non si è risparmiata in attesa del prossimo colpo sul mercato. Aveva un'idea grandiosa e l'ha messa in atto, concentrato di letteratura al 100%.
Dopo ha fatto i conti con la sua vita ed in particolar modo con l'increscioso problema di non potersi superare ma di dover produrre opere che resteranno nella linea d'ombra offuscate dall'immensità della Trilogia. Eppure lo stimato autore dell'intervista succitata solleva l'ipotesi che la scelta della Kristof possa esserle indifferente. Ancora una volta torna il ghiaccio freddo ed acuminato che si avverte scuoiare le pance quando si legge Il grande quaderno, il primo dei romanzi che compongono la trilogia.  Come vedersi di fronte i due gemelli, che narrano in prima persona plurale, come se  potessero sì compiere azioni separatamente, ma rispondendo ad un unico pensiero che non è neanche necessario condividere. 
Eccoli, di una bellezza algida, esercitarsi in prove di crudeltà per poter resistere al clima di guerra che regna nel loro paese.
Così romanzo e realtà si fondono decodificando le dimensioni, oltre i paradigmi, con il risultato che le passioni si svenano, il sangue scivola via, le passioni si irrigidiscono nell'impossibilità di corpi inibiti, con terremoti interiori ma gesti silenziosi e meccanici. Così può accadere a due gemelli di non incontrarsi mai più, così può accadere ad una scrittrice di perdersi per le strade della vita e della sua arte.
Così a ventun'anni di distanza un romanzo ritorna attuale nella sua violenza, nella sua urgenza. Chissà quanto avrà stonato nell'opulenza degli ultimi Ottanta: in maniera direttamente proporzionale, credo, alla vicinanza che un lettore sensibile può avvertire (ri)leggendolo ora. In un tempo in cui le stelle sono cadute indifferenti, i desideri sostituiti dalla materialità di un prodotto, della carne esposta. A patto che ci si somigli un po' tutti in certe apparenti diversità, in certi cliché. Che si rientri cioé nei codici, nei paradigmi.
Ribelli e scomposti, o viceversa. Come tutti.
giovedì, 09 ottobre 2008

La scuola deserta

deserted school
L'internazionale ha rispolverato una profezia di uno dei padri più conosciuti della Costiuzione, quanto è attuale questa cosa qui:


Piero Calamandrei, Internazionale.it,  30-09-2008


Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però
formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su
Roma e trasfornare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata
dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza;
in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra
strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad
impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le
scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché
in fondo sono migliori, si dice, di quelle di stato. E magari si danno dei  premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per
dare la prevalenza alle sue scuole private.
Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.Attenzione, questa è la
ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già
detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i
loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private.Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.(Pubblicato sulla rivista "Scuola democratica", 20 marzo 1950).



*foto da Flickr di ROb-Rtw
postato da: DueA alle ore 21:21 | link | commenti (1)
categorie: scuola
sabato, 23 agosto 2008

Tarantismi

spider_nonno_gAlla conferenza stampa di presentazione Nichi Vendola si è espresso contro chi critica la Notte della taranta come unica espressione culturale della Puglia. Si parla in modo errato di tarantizzazione della cultura e della regione.
Il problema, secondo me, è un altro: cioé qui siamo proprio fuori dal discorso della cultura. Se a qualcuno piace il termine "marketing culturale", questo è il momento di tirarlo fuori e di darci dentro.
Quest'anno tornerò al concerto dopo 5 anni di assenza, inizialmente forzata da ben più lieti eventi, poi per scelta. E passerò  indifferente di fronte alle  bancarelle  che vendono i vestiti, i tamburelli, i gioielli griffati "Notte della taranta".
Andrò lì per stare in compagnia. Né più né meno di quello che ho fatto in altre situazioni estive. "Marketing culturale relativista".
Tra i due aggettivi, io "culturale" lo lascerei a casa.