Sito denuclearizzato

martedì, 28 ottobre 2008

L'astenia delle passioni/1

siccitaScriveremo:"Noi mangiamo molte noci", e non: "Amiamo le noci", perché il verbo amare non è un verbo sicuro, manca di precisione e di obiettività. "Amare le noci" e "amare nostra Madre", non può voler dire la stessa cosa. La prima formula designa un gusto gradevole in bocca, e la seconda un sentimento.
Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe; è meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di se stessi, vale a dire alla descrizione fedele dei fatti.


Agota Kristof "Trilogia della città di K."- Einaudi

Sull'epico "I Miserabili" di Giuseppe Genna, una bella intervista ad AK che risale al 2005: "Agota Kristof non scrive più",comincia,"Ed è difficile capire se questo la faccia soffrire, se le sia indifferente, oppure se le procuri un antico senso di colpa".
Già perché leggere questo libro è come conoscere nel suo intimo un'artista, che non si è risparmiata in attesa del prossimo colpo sul mercato. Aveva un'idea grandiosa e l'ha messa in atto, concentrato di letteratura al 100%.
Dopo ha fatto i conti con la sua vita ed in particolar modo con l'increscioso problema di non potersi superare ma di dover produrre opere che resteranno nella linea d'ombra offuscate dall'immensità della Trilogia. Eppure lo stimato autore dell'intervista succitata solleva l'ipotesi che la scelta della Kristof possa esserle indifferente. Ancora una volta torna il ghiaccio freddo ed acuminato che si avverte scuoiare le pance quando si legge Il grande quaderno, il primo dei romanzi che compongono la trilogia.  Come vedersi di fronte i due gemelli, che narrano in prima persona plurale, come se  potessero sì compiere azioni separatamente, ma rispondendo ad un unico pensiero che non è neanche necessario condividere. 
Eccoli, di una bellezza algida, esercitarsi in prove di crudeltà per poter resistere al clima di guerra che regna nel loro paese.
Così romanzo e realtà si fondono decodificando le dimensioni, oltre i paradigmi, con il risultato che le passioni si svenano, il sangue scivola via, le passioni si irrigidiscono nell'impossibilità di corpi inibiti, con terremoti interiori ma gesti silenziosi e meccanici. Così può accadere a due gemelli di non incontrarsi mai più, così può accadere ad una scrittrice di perdersi per le strade della vita e della sua arte.
Così a ventun'anni di distanza un romanzo ritorna attuale nella sua violenza, nella sua urgenza. Chissà quanto avrà stonato nell'opulenza degli ultimi Ottanta: in maniera direttamente proporzionale, credo, alla vicinanza che un lettore sensibile può avvertire (ri)leggendolo ora. In un tempo in cui le stelle sono cadute indifferenti, i desideri sostituiti dalla materialità di un prodotto, della carne esposta. A patto che ci si somigli un po' tutti in certe apparenti diversità, in certi cliché. Che si rientri cioé nei codici, nei paradigmi.
Ribelli e scomposti, o viceversa. Come tutti.
giovedì, 09 ottobre 2008

La scuola deserta

deserted school
L'internazionale ha rispolverato una profezia di uno dei padri più conosciuti della Costiuzione, quanto è attuale questa cosa qui:


Piero Calamandrei, Internazionale.it,  30-09-2008


Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però
formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su
Roma e trasfornare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata
dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza;
in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra
strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad
impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le
scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché
in fondo sono migliori, si dice, di quelle di stato. E magari si danno dei  premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per
dare la prevalenza alle sue scuole private.
Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.Attenzione, questa è la
ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già
detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i
loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private.Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.(Pubblicato sulla rivista "Scuola democratica", 20 marzo 1950).



*foto da Flickr di ROb-Rtw
postato da: DueA alle ore 21:21 | link | commenti (1)
categorie: scuola